Rilascio EUR1, EUR.MED, ATR – Ecco le news in merito

news eur1
Quali novità ha introdotto la dogana in merito al rilascio dei certificati di circolazione?

 

L’Agenzia Dogane Monopoli propone delle news in merito alla procedura di rilascio dei certificati di circolazione quali EUR1, EUR.MED, ATR. Il rilascio dei certificati comprovanti l’origine preferenziale, nell’ambito dei protocolli d’origine, dovrà essere effettuato dai competenti uffici territoriali, su apposita richiesta formulata dal soggetto esportatore.

La nota 6305 del 30-05-2003 dell’allora Centrale Area Gestione e Tributi Rapporti con gli Utenti consentiva ai titolari di procedure di domiciliazione la vidimazione dei certificati che avrebbero utilizzato nella giornata.

In questo modo si voleva venire incontro agli operatori con sedi lontane dagli uffici doganali, ridurre i tempi di sdoganamento ed evitare distorsioni di traffico.

Bisogna però considerare i cambiamenti subentrati da allora!

In seguito all’entrata in vigore del nuovo Codice Doganale Unionale, ci sono stati infatti varie news riguardo al settore delle procedure d’origine quali l’EUR1.
Pensiamo ad esempio agli ultimi accordi unionali CETA (UE- CANADA), UE- GIAPPONE ove la prova dell’origine è data da una dichiarazione resa dall’esportatore. Infatti il certificato EUR1, a partire dall’accordo UE-COREA del Sud, è stato definitivamente sostituito dalla dichiarazione di origine.
Ora, alla luce di questi nuovi scenari, l’Agenzia Dogane Monopoli REVOCA la procedura indicata nella nota 6305 del 30-05-2003, concedendo una proroga fino al 23 gennaio 2010.
Da quella data i certificati di circolazione saranno rilasciati dagli uffici doganali a seguito di un’istruttoria che sarà calibrata in base alla conoscenza degli operatori economici e dei loro rappresentanti in dogana e delle caratteristiche peculiari dei flussi di operazioni in esportazione, riducendo al minimo il limite di tempo previsto per la presentazione della domanda di rilascio dei certificati, ove siano verificati come sussistenti i
requisiti e gli elementi conoscitivi correlati alle effettive realtà locali.
Novità EUR1

Come gestire tale situazione?

ADM ricorda agli esportatori che è possibile richiedere lo status di esportatore autorizzato. Tale strada permette infatti di superare la problematica.
Tale figura riguarda un operatore economico al quale può essere attribuita, su apposita richiesta da presentare ai competenti Uffici delle Dogane, la qualifica di esportatore autorizzato al fine di poter direttamente attestare il carattere originario di un determinato prodotto mediante una dichiarazione, resa su fattura o altro documento commerciale, indipendentemente dal valore delle operazioni di esportazione. Lo status di esportatore autorizzato semplifica le modalità di esportazione e consente di poter certificare direttamente l’origine mediante una auto-dichiarazione sulla fattura o altro documento commerciale che identifica i prodotti esportati, in quanto la stessa dichiarazione di origine ha identico valore giuridico dei sopra descritti certificati di circolazione, con l’ulteriore vantaggio di essere sottoposti a controllo soltanto al momento del rilascio del provvedimento di autorizzazione.

La proposta di Doganaconsulting

Considerato il notevole vantaggio che deriverebbe dall’ottenimento dello status di esportatore autorizzato, Doganaconsulting offre il servizio di gestione dell’intero iter per il conseguimento di tale status. Una news che agevola la procedura connessa agli EUR1.

Qual’è il valore aggiunto che offriamo?

Affidarsi a noi significa avere la certezza che la procedura venga svolta in maniera precisa e rapida. Ma, soprattutto, significa poter contare su un partner riconosciuto dalla dogana come attendibile e serio. Ricordiamo infatti che la dogana calibra il rilascio delle autorizzazioni in base al livello di conoscenza ed affidabilità degli operatori economici. Risulta quindi essenziale collaborare con un ente la cui reputazione sia impeccabile.

In cosa consiste il nostro servizio?

1. Ci rechiamo presso la ditta cliente per un pre-audit;
2. Presentiamo l’istanza alla dogana per conto dell’azienda;
3. Ci confrontiamo con la dogana in merito alla verifica dei requisiti;
4. Forniamo l’autorizzazione al cliente, in seguito al rilascio da parte della dogana.

Vuoi maggiori informazioni in merito al nostro servizio?

Allora lasciaci un commento o scrivici all’indirizzo info@doganaconsulting.com. Ti risponderemo nel minor tempo possibile.

BREXIT

Quali sono le potenziali conseguenze per le esportazioni?

brexit
Cosa comporterà la Brexit per chi esporta?

Brexit: in caso di mancato accordo, si potranno sviluppare diversi possibili scenari in merito alle esportazioni. Vediamo di seguito i principali.

1) Merce UE esportata da EU27 in uscita dall’ufficio di uscita nel Regno Unito

Al fine di analizzare questo primo scenario, risulta necessario distinguere due casistiche. Un primo caso prevede il recesso del Regno Unito quando la merce si trova nel territorio EU27. La seconda situazione implica il recesso del Regno Unito quando la merce si trova nel territorio del Regno Unito.

a) Recesso del Regno Unito quando la merce si trova nel territorio EU27

– La merce dovrebbe essere presentata presso l’Ufficio di uscita all’interno del territorio doganale dell’Unione (deviazione);

– L’ufficio di uscita effettivo conferma l’uscita fisica della merce e solo in quel momento la merce può lasciare l’UE;

– Proseguimento della circolazione della merce all’interno del Regno Unito sotto vincolo di un regime UK.

b) Recesso del Regno Unito quando la merce si trova nel Regno Unito

– Non si è applicata alcuna regola per l’uscita della merce;

– La merce verrà movimentata in uscita secondo le norme del Regno Unito. Il Regno Unito non potrà inviare messaggi attraverso ECS per confermare l’uscita fisica della merce;

– L’ufficio di esportazione chiude l’esportazione in ECS sulla base di una prova alternativa.

2) Merce UE esportata da EU27 via Regno Unito e diretta all’ufficio di uscita nel territorio EU27

Anche questo secondo scenario legato alla Brexit comporta il bisogno di individuare diverse situazioni.

a) Recesso del Regno Unito quando la merce si trova nel territorio EU27

– La merce dovrebbe essere presentata presso un ufficio di uscita che si trovi nel territorio doganale dell’Unione (deviazione);

– Una dichiarazione sommaria di entrata sarà depositata presso l’ufficio doganale di primo ingresso nel territorio EU27;

– A seguito del rientro in EU27, per raggiungere il punto di uscita da cui la merce lascia definitivamente il territorio doganale dell’Unione, la merce dovrà essere vincolata ad un regime di transito esterno o qualsiasi altro regime che consenta la circolazione della merce in temporanea custodia a seconda delle norme doganali applicabili all’effettiva modalità di trasporto;

– Dovrebbe essere depositata presso l’ufficio di uscita EU27 una notifica di riesportazione, una dichiarazione di riesportazione o una dichiarazione sommaria di uscita.

b) Recesso del Regno Unito quando la merce è nel territorio del Regno Unito

– A partire dalla data di recesso, la merce perde il suo status UE;

– Una dichiarazione sommaria di entrata dovrà essere depositata presso l’ufficio doganale di primo ingresso nel territorio EU27;

– A seguito del rientro in EU27, per raggiungere il punto di uscita dal quale la merce lascia definitivamente il territorio doganale dell’Unione, questa dovrà essere vincolata ad un regime di transito esterno o a qualsiasi altro regime che consenta la circolazione della merce in temporanea custodia a seconda delle norme doganali applicabili all’effettiva modalità di trasporto;

– Dovrebbe essere depositata presso l’ufficio di uscita EU27 una notifica di riesportazione, una dichiarazione di riesportazione o una dichiarazione sommaria di uscita;

– L’ufficio esportazione chiude l’esportazione in ECS in base ad una prova alternativa.

c) Recesso del Regno Unito, dopo che la merce è rientrata nel territorio EU27

– Il paese europeo interessato può far uscire la merce come dichiarato

3) Merce esportata dal Regno Unito diretta ad ufficio d’uscita nel territorio EU27

Procediamo nuovamente alla distinzione di casistiche differenti tra loro che possano derivare dalla Brexit.

a) Recesso del Regno Unito quando la merce si trova nel territorio del Regno Unito

– Quando la merce lascia il Regno Unito è vincolata ai regimi doganali del Regno Unito;

– A partire dalla data di recesso la merce perde lo status UE;

– Una dichiarazione sommaria di entrata dovrà essere depositata presso l’ufficio doganale di primo ingresso nel territorio EU27;

– Per raggiungere il punto di uscita dal quale la merce lascia definitivamente il territorio doganale dell’Unione, questa dovrà essere vincolata ad un regime di transito esterno o a qualsiasi altro regime che consenta la circolazione della merce in temporanea custodia o a seconda delle norme doganali applicabili all’effettiva modalità di trasporto;

– Dovrebbe essere depositata presso l’Ufficio di uscita EU27 una notifica di riesportazione, una dichiarazione di riesportazione o una dichiarazione sommaria di uscita.

b) Recesso del Regno Unito quando la merce si trova nel territorio EU27

– L’ufficio di uscita può far uscire la merce attraverso il sistema ECS ma non sarà abilitato a dare conferma elettronica dell’uscita fisica della merce all’ufficio di esportazione del Regno Unito, poiché alla data del recesso il Regno Unito non sarà più connesso al sistema ECS;

– L’ufficio di uscita è tenuto a rilasciare prova dell’uscita della merce.

 

Maggiori approfondimenti nel sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli:

https://www.adm.gov.it/portale/infobrexit


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Se ti interessa approfondire delle tematiche legate al mondo del commercio internazionale in modo dettagliato, dai un’occhiata ai nostri corsi on-line.

VIES; di cosa si tratta?

VIES
Approfondiamo la tematica del VIES, capendo cosa sia e a cosa serva

VIES, cosa significa?

VIES è l’acronimo dell’espressione inglese VAT information exchange system.

Trattasi di un sistema informatico. Esso raccoglie e trasmette tutte le informazioni relative alle partite IVA comunitarie registrate. Questa banca dati digitale viene aggiornata costantemente in tempo reale.

Per poter effettuare operazioni intracomunitarie, quindi per vendere o acquistare all’interno dell’Unione Europea, è necessario essere inclusi nell’archivio VIES.

Se si intende effettuare queste operazioni, si potrà inserire l’opzione già nella dichiarazione di inizio attività o notificarlo in seguito in maniera telematica.

Quali sono i soggetti interessati?

Tutti coloro che esercitano attività impresa, arte o professione, nel territorio dello Stato, o vi istituiscono una stabile organizzazione sono tenuti ad essere inseriti nell’archivio, in modo tale da poter concludere operazioni intracomunitarie.

C’è un altro caso da tenere in considerazione. I soggetti non residenti possono fare richiesta per l’identificazione diretta ai fini IVA o attraverso nomina di un rappresentante fiscale.

Come fare la richiesta vies?

Bisogna compilare il campo “Operazioni intracomunitarie” del quadro I dei modelli AA7 o AA9. Il modello AA7 rimanda a soggetti diversi dalle persone fisiche, mentre l’AA9 ad imprese individuali e lavoratori autonomi.

Coloro che hanno già la partita IVA possono fare richiesta tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. In entrambi i casi, l’iscrizione è gratuita.

In maniera analoga, è possibile richiedere l’esclusione dall’archivio. Questa situazione può verificarsi nel caso in cui non si intenda più effettuare operazioni intracomunitarie.

Verifica della partita IVA

Il VIES viene usato per controllare che la partita IVA usata sia valida. A questo link http://ec.europa.eu/taxation_customs/vies/?locale=it possibile vedere se la partita IVA fornita dal cliente sia in regola. Se dovesse risultare non conforme, allora sarà necessario comunicarlo all’organo nazionale di competenza.

Riportiamo di seguito il link alla sezione del sito dell’Agenzia delle Entrate dedicata a questo argomento: https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/schede/istanze/inclusione+archivio+vies/scheda+info+partite+iva_intra?page=istanzeimp.

 

Ti ricordiamo che trovi il link per la verifica della partita IVA, oltre ad un serie di altri link utili, nell’apposita sezione del nostro sito.

Hai trovato l’articolo utile? Vorresti ricevere maggiori informazioni relative a questa tematica? Faccelo sapere lasciando un commento qua sotto. Grazie!

 

DAE, DAT, DAA E DAS

DAE, DAT, DAA E DAS

Facciamo chiarezza su questi concetti

Questo articolo del nostro blog intende fornire una panoramica dei documenti di esportazione e transito. Andiamo inoltre a presentare i documenti necessari in caso di accise.

Il DAE è il Documento di Accompagnamento di Esportazione.

Dal 1° luglio 2007, la prova dell’esportazione delle merci non è più costituita dal “visto uscire” apposto sull’esemplare 3 del DAU, ma da un messaggio elettronico (il DAE appunto), che scorta la merce sino alla dogana di uscita. Tale documento è emesso dalla dogana di esportazione per le operazioni in procedura ordinaria o è stampato direttamente dall’azienda sulla base dei messaggi scambiati telematicamente per le operazioni in procedura ordinaria o è stampato direttamente dall’azienda sulla base dei messaggi scambiati telematicamente per le operazioni in procedura di domiciliazione.

Il DAE è importante in quanto ha valenza di prova dell’uscita delle merci dal territorio dell’UE. Quest’ultima infatti non è più fornita dal timbro apposto sul documento cartaceo da parte della dogana d’uscita, bensì dal messaggio elettronico di “uscita” che la dogana di uscita competente invierà alla dogana di esportazione tramite il sistema ECS (Export Control System) e di cui l’operatore riceverà certificazione tramite il messaggio “notifica di esportazione” da parte della dogana di esportazione.

Il DAT è il Documento di Accompagnamento Transito.

Si tratta di un documento che segue le merci dalla loro partenza fino all’arrivo a destinazione nell’ambito del sistema di transito informatizzato NCTS (New Computerised Transit System). In pratica tale sistema consente di presentare le dichiarazioni di transito avvalendosi di procedure telematiche e di ottenere la stampa di un documento di accompagnamento transito (DAT) che accompagnerà le merci fino alla dogana di destinazione, sostituendo di fatto gli esemplari 4 e 5 del DAU che il vettore è tenuto a presentare in Dogana.

L’MRN è il Movement Reference Number, ovvero un numero assegnato a tutti i documenti informatizzati per l’esportazione (DAE) o per il Transito (T1/T2).

Il DAA è il Documento Amministrativo di Accompagnamento. Serve a scortare i prodotti soggetti ad accisa.

Il DAS è il Documento Amministrativo Semplice. Serve a scortare i prodotti soggetti ad accisa già assolta.

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Il codice EORI

Blog: Codice EORI - Di cosa si tratta?
Codice EORI – di cosa si tratta?

Tale articolo del blog di Doganaconsulting intende chiarire i principali aspetti relativi al Codice EORI. Coloro che trattano con l’estero avranno sicuramente sentito nominare questo codice svariate volte, ma magari si sono chiesti cosa significhi esattamente, quando si usa e cosa succede se non lo si possiede. Approfondiamo tali aspetti di seguito.

Cos’è il Codice EORI?

Il codice E.O.R.I. (Economic Operator Registration and Identification) è un sistema di numerazione introdotto nel 2009 dall’Unione Europea. Si tratta di un codice alfanumerico univoco per la registrazione e l’identificazione degli operatori economici e delle altre persone che prendono parte ad attività disciplinate dalla regolamentazione doganale degli Stati membri dell’Unione Europea.

Il codice EORI è composto da un codice alfanumerico univoco per lo Stato membro che lo attribuisce, lungo al massimo 15 caratteri (la partita IVA o il codice fiscale), preceduto dal codice ISO alfa 2 di tale Stato (IT per l’Italia o DE per la Germania, ad esempio).

Quando va usato il Codice EORI?

Tale codice va utilizzato nei rapporti tra i soggetti sopra menzionati e le Amministrazioni doganali e per lo scambio di informazioni tra le Amministrazioni doganali dei diversi Stati membri.

Il codice EORI non ha scadenza. E’ peraltro possibile controllarne la validità nell’apposita pagina sul sito della Commissione Europea. I nuovi codici EORI della giornata vengono inviati alla Comunità nella notte, la Comunità li elabora in qualche ora e dopo l’elaborazione ci sono ulteriori tempi per la pubblicazione sul sito. Ci vogliono circa 24 ore per il completamento delle operazioni.

E se non si possiede tale codice?

L’arrivo delle merci in dogana senza possedere un codice EORI non comporta né una multa né il sequestro del carico. Tuttavia, potrebbe succedere che le merci rimangano bloccate all’interno della dogana fintanto che non si ottiene il codice. Conviene perciò richiedere il codice prima che le proprie merci vengano spedite verso il paese in cui si intende importare. Si può inoltre richiedere un codice anche in qualità di privato, usando il proprio codice fiscale.

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Parliamo di origine preferenziale

Trattiamo il concetto di origine preferenziale
Cosa significa origine preferenziale e cosa comporta?

Per origine preferenziale si intende uno status della merce grazie al quale viene assegnato il diritto ad un trattamento tariffario preferenziale. Tale diritto si sostanzia in un dazio ridotto ovvero in un’esenzione dal dazio in virtù di specifici accordi di libero scambio sottoscritti fra il paese di esportazione e il paese di destinazione della merce.

Tali accordi prevedono, al fine di evitare diversioni di traffici e con l’obiettivo di premiare i soli prodotti effettivamente fabbricati all’interno del territorio dei paesi aderenti all’accordo, dei protocolli in cui sono elencati i criteri per la determinazione dell’origine preferenziale. Quest’ultima può essere conferita o meno, analizzando l’elenco delle trasformazioni considerate sufficienti (anche dette regole di lista).

Che domande porsi?

A tal proposito, le domande da porsi sono le seguenti:

  • L’Unione Europea ha stipulato accordi di commercio preferenziale con il paese in cui la merce è destinata o da cui proviene?
  • Quali sono le regole di origine previste dagli accordi con il paese interessato?
  • Quale documentazione deve conservare l’azienda per comprovare l’origine preferenziale e produrre in caso di eventuali controlli a posteriori?

Va considerato che gli accordi su cui si basano le concessioni di preferenze tariffarie hanno diversa natura. L’Unione Europea ha infatti stipulato accordi di natura bilaterale, unilaterale e i cosiddetti accordi di Unione Doganale.

Nel primo caso le preferenze tariffarie sono concesse in via reciproca dai paesi contraenti. La seconda opzione implica una concessione dall’Unione Europea senza alcuna reciprocità. Nel terzo caso è prevista l’abolizione completa delle tariffe negli scambi tra i paesi dell’Unione DOganale.

A tali quesiti possiamo fornire le risposte corrette, in modo da assicurarti di trarre il miglior beneficio dall’applicazione dell’origine preferenziale.

Inviaci un’e-mail a info@doganaconsulting.com o chiamaci al numero 0434 573271; saremo felici di fornire il nostro supporto.

Cos’è l’operatore AEO?

approfondimento del significato dello status di operatore economico autorizzato
Approfondiamo le implicazioni derivanti dallo status di AEO

Lo status di “Operatore Economico Autorizzato” (meglio conosciuto come “AEO”, acronimo dell’espressione inglese “Authorised Economic Operator“), è una certificazione di affidabilità doganale avente valenza europea (valida cioè su tutto il territorio dell’Unione Europea). Da questa scaturiscono una serie di semplificazioni in materia doganale e/o di sicurezza previste dalla normativa doganale. 

Il sistema è in vigore dal 2008 e funziona su base volontaria. Difatti non esiste alcun obbligo per gli operatori di richiedere tale certificazione.

La normativa di riferimento, contenuta nel Codice Doganale Comunitario e nelle relative Disposizioni di Applicazione, prevede due diverse tipologie di certificazione AEO. A queste sono collegati diversi tipi di benefici, a seconda dei casi. I certificati in questione sono il certificato AEOC (Customs) e il Certificato AEOS (Security).

Vediamo di seguito quali implicazioni sono associate alla certificazione AEOC e quali rimandano invece alla certificazione AEOS.

Il titolare di un AEOC gode dei seguenti vantaggi:

  • concessione agevolata delle semplificazioni doganali elencate all’articolo 14 ter, paragrafo 1, delle DAC in quanto i criteri che sono già stati verificati all’atto della concessione dell’AEOC non saranno verificati di nuovo;
  • minori controlli doganali fisici e documentali rispetto agli altri operatori economici, ad eccezione dei controlli inerenti alle misure di sicurezza;
  • trattamento prioritario, qualora selezionato per essere sottoposto a controllo;
  • possibilità di chiedere che tale controllo si svolga in un luogo specifico.

Il titolare di un AEOS gode dei seguenti vantaggi:

  • possibilità di notifica preventiva qualora selezionato per essere sottoposto a controllo;
  • numero ridotto di dati per le dichiarazioni sommarie di entrata e di uscita;
  • minori controlli fisici e documentali con riguardo alla sicurezza;
  • trattamento prioritario, qualora selezionato per essere sottoposto a controllo;
  • possibilità di chiedere che tale controllo si svolga in un luogo specifico.

Il rilascio della certificazione compete all’amministrazione doganale sulla base di un audit. Tale audit prevede una completa valutazione degli elementi Customs e Security. 

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Export management: come interpretare gli incoterms?

Export management

Il mondo dell’export (e import) management necessita da sempre di un linguaggio che sia standardizzato e condiviso a livello mondiale.

Da questo bisogno deriva la definizione di un codice univoco, rappresentato dagli Incoterms – International Commercial Terms. Gli incoterms segnano ogni step legato all’export management, associando ad ogni parte coinvolta determinati costi e responsabilità.

La International Chamber of Commerce (ICC) si occupa della pubblicazione degli Incoterms dal 1936. Il 1° gennaio 2011 sono entrati in vigore gli Incoterms 2010 e il 1° gennaio 2020 si avrà l’entrata in vigore degli Incoterms 2020.

Con questo articolo vogliamo riprendere le caratteristiche degli Incoterms attualmente in vigore. Pubblicheremo prossimamente appositi approfondimenti per esaminare i cambiamenti che comporteranno gli Incoterms 2020.

Come sopra menzionato, gli Incoterms rappresentano delle regole che racchiudono in una sigla di 3 lettere le pattuizioni commerciali utilizzate nei contratti di compravendita, per definire le responsabilità e ripartire spese e rischi legati alla consegna della merce.

Di seguito trattiamo nel dettaglio ogni termine.

Clausole per qualsiasi modalità di trasporto

  • EXW (Ex Works) Franco Fabbrica: il venditore è tenuto a mettere a disposizione dell’acquirente la merce nei propri locali o altro proprio luogo convenuto con i documenti necessari al trasporto e all’esportazione. Il resto degli adempimenti è a carico e rischio del compratore. Si tratta del livello minimo di obbligazione e di costi a carico del venditore.
  • FCA (Free Carrier) Franco Vettore: il venditore effettua la consegna rimettendo la merce al vettore o ad altra persona designata dal compratore nei propri locali oppure in altro luogo convenuto (che deve essere definito con precisione). Il venditore deve provvedere allo sdoganamento in esportazione.
  • CPT (Carriage Paid To) Trasporto Pagato Fino A: Il venditore consegna la merce al vettore o ad altra persona designata dallo stesso venditore in un luogo concordato, stipula il contratto di trasporto, sopporta i costi di trasporto fino al luogo di destinazione convenuto e sdogana la merce in uscita. Va precisato che il luogo di consegna differisce dal luogo di destinazione e che il primo determina il passaggio del rischio, mentre il secondo implica il trasferimento delle spese.
  • CIP (Carriage and Insurance Paid To) Trasporto e Assicurazione Pagati Fino A: il venditore stipula il contratto di trasporto, provvede ad una copertura assicurativa contro il rischio dell’acquirente di perdita o danni alla merce durante il trasporto, sdogana la merce in uscita, consegna la merce al vettore nel luogo di destinazione concordato e sostiene i costi di trasporto fino a tale punto. Come nel caso precedente, il luogo di consegna definisce il passaggio del rischio, mentre il luogo di destinazione il trasferimento delle spese.
  • DAT (Delivered At Terminal) Reso Al Terminal: Il venditore effettua la consegna mettendo la merce a disposizione dell’acquirente dopo averla scaricata al terminal convenuto nel porto o luogo di destinazione concordato, sostiene i rischi e le spese fino a questo punto ed effettua lo sdoganamento in esportazione. Cosa si intende per Terminal? Ci si riferisce ad ogni luogo, coperto o scoperto, come una banchina, un magazzino, un piazzale per container oppure un terminal stradale, ferroviario o aeroportuale.
  • DAP (Delivered At Place) Reso Al Luogo di Destinazione: Il venditore mette la merce a disposizione del compratore sul mezzo di trasporto di arrivo pronta per essere scaricata nel luogo di destinazione, sostiene i rischi e le spese fino a questo punto. In tale caso è consigliabile specificare chiaramente il punto del luogo convenuto, in quanto i rischi fino a tale punto sono a carico del venditore.
  • DDP (Delivered Duty Paid) Reso Sdoganato: Il venditore effettua la consegna mettendo la merce a disposizione del compratore sul mezzo di trasporto di arrivo nel luogo di destinazione, pronta da scaricare e ha l’obbligo di sdoganare in esportazione e in importazione, pagando i relativi diritti doganali (oltre ad IVA e tasse simili). Il DDP comporta il livello massimo di obbligazione per il venditore.

Clausole per il trasporto marittimo

Le regole seguenti si possono usare solo in caso di trasporto marittimo o per vie d’acqua interne.

  • FAS (Free Alongside Ship) Franco Lungo Bordo: Il venditore effettua la consegna rimettendo la merce sottobordo alla nave (es. sulla banchina) designata dal compratore (in questo luogo si ha il trasferimento dei rischi e degli oneri successivi), effettua lo sdoganamento in esportazione, specificando il luogo.
  • FOB (Free On Board) Franco A Bordo: Il venditore effettua la consegna rimettendo la merce a bordo della nave designata dal compratore (in tal luogo si trasferiscono rischi ed oneri successivi), è tenuto ad effettuare lo sdoganamento in esportazione.
  • CFR (Cost and Freight) Costo e Nolo: Il venditore effettua la consegna rimettendo la merce a bordo della nave designata dal compratore (trasferimento del rischio), ma sostiene le spese fino al porto di destinazione. Effettua, inoltre, lo sdoganamento in esportazione. In tal caso bisogna definire, oltre al luogo di destino, il porto di imbarco, nonché il punto del porto di destinazione convenuto.
  • CIF (Cost Insurance and Freight) Costo Assicurazione e Nolo: I termini sono gli stessi del CFR, ma il venditore stipula una copertura assicurativa minima per perdita o danni derivanti dal trasporto. Effettua, inoltre, lo sdoganamento in esportazione.

Come scegliere il termine più adeguato? Chiaramente ci sono un insieme di fattori da tenere in considerazione. Qual è la dimensione aziendale? A quanto ammonta il fatturato relativo all’export? Quali sono le politiche commerciali? Con che tipo di merce si ha a che fare? Con che tipo di cliente abbiamo a che fare? Scegliere l’EXW mi solleva davvero da ogni impegno? In caso di esportazione, se si verifica un controllo fiscale come posso provare l’avvenuta uscita dal nostro territorio? Questa serie di domande può sicuramente aiutarci ad individuare il termine di resa più appropriato al nostro caso.

E per quanto riguarda gli Incoterms 2020? Quali saranno le principali modifiche? Continua a tenere d’occhio il nostro blog – tratteremo questo argomento a breve in uno dei prossimi articoli!

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