Dazi statunitensi del 50% sul rame

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel 2023 ed entrato e applicabile dal 13 dicembre 2024, il Regolamento UE 2023/988 o General Safety Product Regulation (GSPR) è stato oggetto di un recente chiarimento da parte di ADM, attraverso la Circolare 16/2025. Il nostro CAD ha preparato delle FAQ su misura per te, vediamole insieme.

L’8 luglio 2025, il Presidente degli Stati Uniti ha emanato una nuova Presidential Proclamation con cui ha disposto che a partire dal 1°agosto 2025, si verificherà l’imposizione di un dazio del 50% su un’ampia gamma di prodotti legati al rame.

La misura colpisce le importazioni di prodotti semilavorati in rame (tubi, fili, barre, lamiere, tubazioni), componenti in rame (raccordi per tubi, cavi elettrici, connettori), prodotti derivati ad alta concentrazione di rame (trasformatori, motori elettrici) e prodotti finiti (impianti elettrici, sistemi di riscaldamento).

Trump ha preso una decisione strategica escludendo prodotti critici che fungono da materie prime per beni manufatti chiave: rame raffinato (la forma di commercio più rilevante e la più pura), minerali e concentrati di rame (materie prime per la produzione), rottami di rame (materiale per il riciclo), rame blister e anodi (prodotti intermedi nel processo di raffinazione).

La decisione è stata adottata ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, che consente al Presidente di introdurre restrizioni commerciali qualora le importazioni siano considerate una minaccia alla sicurezza nazionale. La nuova tariffa si applicherà indipendentemente dall’origine geografica del prodotto, confermando quindi la portata universale della misura.

Inoltre, la Presidential Proclamation prevede un meccanismo di doppia imposizione parziale:

  • Un dazio del 50% sarà applicato sul valore del contenuto in rame
  • La componente non in rame sarà soggetta a un dazio reciprocal previsto dall’Executive Order 14257 del 2 aprile 2025. Tale dazio, concordato bilateralmente con l’Unione Europea il 27 luglio, è fissato al 15% per i prodotti di origine UE.

La nuova struttura tariffaria nasce dalla volontà di ridurre la dipendenza americana dal rame estero, che secondo il Presidente minerebbe la sicurezza di settori critici come difesa, energia pulita e infrastrutture. Attualmente, i principali fornitori di rame per il mercato statunitense sono Cile, Canada e Messico; in questo contesto, la misura appare come un tentativo esplicito di rilanciare l’industria nazionale.

Parallelamente, Trump ha introdotto dazi al 50% su una vasta gamma di prodotti importati dal Brasile, un provvedimento tra i più severi adottati durante la fase di conflitto commerciale globale. Tuttavia, alcuni beni quali aeromobili, energia e succo d’arancia, sono stati esclusi da questa misura.

L’impatto dei dazi continua a preoccupare gli economisti, che ne sottolineano i potenziali effetti negativi sull’inflazione e sulla crescita economica statunitense.

Secondo il Budget Lab dell’Università di Yale, al 30 luglio 2025 i dazi medi si attestavano già oltre il 18%, il livello più alto dal 1933, con la possibilità di un ulteriore aumento una volta entrate in vigore le nuove misure. Si prevede che questa tendenza è destinata a proseguire nel corso dell’anno, come ha osservato l’economista capo di Nationwide, Kathy Bostjancic, in quanto i dazi doganali stanno gradualmente erodendo l’attività economica.

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